LA MUSICA ELETTRONICA
LA MUSICA ELETTRONICA
“Per musica elettronica si intende, in termini generali, la musica prodotta esclusivamente o prevalentemente con strumentazione elettronica”. Queste sono le prime righe che Wikipedia offre per spiegare in termini più o meno tecnici e comprensibili cosa possa essere la musica elettronica. La pura verità è che non c’è un unico ed esaustivo giudizio per definirla, non c’è una chiave per poterla decifrare. Possiamo però affermare che la storia dell’elettronica è materia ampia e ermeneuticamente legata alla storiografia musicale, ossia alla storia del suono e della sua recezione: tutto quello che oggi consideriamo catalogabile in questo maxi-genere è stato influenzato da grandi artisti, il cui ruolo trascende l’attività di semplici musicisti. Potremmo definirli veri e propri ingegneri elettronici, dato che fino alla fine agli anni ’70 (decennio dello sviluppo e della consacrazione in ambito pop delle ricerche elettroniche) produrre musica non acustica era ancora un azzardo: non esistevano computer così sofisticati, software né compressori, ma solo rudimentali sintetizzatori, valvole termoioniche, transistor applicati a circuiti integrati e sequencer. Per poter generare un incastro di suoni e ritmi generati da strumenti di manipolazione elettroacustica, dunque un vero pezzo elettronico, bisognava ingegnarsi su conoscenze tecniche, attraverso lo studio e l’alterazione di nastri, oscillatori, macchine e sintetizzatori analogici. La tecnologia ha fornito al genere diverse modalità per espandere le proprie possibilità espressive, ma sarebbe comunque sbagliato o limitante ridurre l’elettronica all’evoluzione delle tecniche di produzione di studio discografico. Ciò che conta è la sensibilità, la voglia di superare i limiti e creare nuove atmosfere. E negli ultimi decenni ne abbiamo avuto prova con artisti che hanno saputo valorizzare sempre più un ambito estetico ambiguo e fondamentalmente sospeso tra pura ricerca e produzione pop.
In contesto classico e di ricerca sperimentale il mondo aveva già conosciuto negli anni ’50 e ’60 i lavori inseriti nella musica seriale e nell’elektroniske musik…. Parliamo di compositori come Karlheinz Stockhausen, Luciano Berio, Franco Evangelisti, John Cage, Pierre Shaeffer, artisti che traghettarono la musica acustica e poi elettrica verso soluzioni avanguardistiche tese alla creazione di suoni sintetici, oltre-acustici, basati sulla creazione di onde sinusoidali, rumori e impulsi elettrici risonanti… Alcuni storici fanno risalire la nascita dell’elettronica alla costituzione, a Colonia nel 1951, dello Studio für elektronische Musikdiretto da Eimert, il primo studio caratterizzato da una strumentazione adatta alla produzione elettronica. Altri attendono parlano di elettronica con la nascita del transistor e i primi strumenti sintetitici, come il Moog, comparso nel 1964.
Il primo vero gruppo che ha avuto modo di sperimentare e creare un album di musica pop elettronica sono stati i Kraftwerk, pionieri del genere krautrock, dove l’elettronica trova un posto sia a livello artistico e forse anche a livello concettuale. E non a caso Ralf Hutter e Florian Shneider (i due fondatori dei Kraftwerk) sono da sempre considerati gli alfieri del movimento electro. Dopodiché miriadi di nuove band si sono susseguite e hanno dato il via a una scuola tedesca (tra cui inseriamo ad esempio i Faust, i Can e i Tangerine Dreams) fondamentale per l’evoluzione e la storia di tale estetica.
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