HIP HOP
Hip Hop: storia e cultura
L’hip hop rappresenta l’espressione più diffusa della comunità Afroamericana negli ultimi decenni; esso nasce sul finire degli anni ’60 nel Bronx di New York per dilagare poi nel resto del mondo in brevissimo tempo, con la conquista anche del mercato discografico, cinematografico, editoriale e dell’ abbigliamento.
L’ hip hop si basa su quattro discipline principali: Il Rap, l’arte della manipolazione del giradischi, detta il Turntablism, il B-Boyng (conosciuto anche come Breakdance), ed infine l’ arte delle bombolette, L’Aerosol art.
Grande importanza ha sul nascere e crescere dell’hip hop, anche l’influenza africana con la sua storia, la deportazione ed il colonialismo, ed è in questa ottica che il rapper si inserisce come una figura simile alla figura del menestrello che canta le gesta dei re e degli eroi popolari; in questa visione, le movenze ed acrobazie dei ballerini hip hop vengono paragonate alle prove di iniziazione dei giovani chiamati a diventare adulti nei villaggi, il ritmo dei tamburi è evocato dal suono ossessionante della batteria elettronica.
I produttori del genere hip hop, compongono le basi per i rapper con una metodologia particolare, praticando cioè un lavoro di taglio e cucito, montando assieme e facendo coesistere, alternando e sovrapponendo, pezzi di brani tratti dasoul, dal jazz, dal rock e spesso anche dalla musica lirica.
Tutto ciò ha contribuito a sconvolgere l’identità del pop mondiale. Una delle particolari innovazioni dell’hip hop, è il nascere di una sorta di musica fatta in casa, e con l’avvento dell’house e la techno, il funky e la disco music praticati da professionisti, vengono un po’ soppiantati. Ne’ si potrebbe spiegare la nascita delle scene trip hop e drum’n’bass , che dall’Inghilterra stanno conquistando il pianeta, senza il lungo apprendistato che i maggiori esponenti di questi fenomeni hanno consumato nelle file di turntablism, rap, B-boyng e aerosol art.
I bassi costi delle apparecchiature per fare musica, fanno si che molte case si trasformino in una sorta di piccole fonti di produzione sonora e musicale. Sul finire degli anni ’60, le scritte di protesta sui muri si evolvono in firme personalizzate ed in seguito in opere d’arte, i parchi cominciano ad essere dei ritrovi dove i dj adottano nuove tecniche nell’uso dei mixer e dei giradischi, in maniera tale da permettere ai ballerini di trasformare i movimenti del boogie in nuove acrobazie ed ai MC, maestri di cerimonia, di rivolgere i propri inviti tramite il microfono.
Tra il 1982 e il 1984, l’hip hop cresce e diventa maturo, ed al piacere di puro intrattenimento si aggiunge anche la denuncia sociale, e canzoni come “The Message” di Grandmaster Flash And The Furious Five e album come quello d’esordio dei Run-DMC, dimostrano chiaramente di avere suoni e temi in grado di competere con prodotti rock anche di alto livello.
L’hip hop dilaga definitivamente nel mondo, creando delle scuole nazionali che ne rispettano la grammatica senza rinunciare a particolari inflessioni locali, anche italiane. Esso diventa spesso un mezzo per interventi educativi promossi anche dagli enti pubblici nei confronti dei ragazzi delle periferie, entra nelle università, interrogandosi sulle proprie radici e sulla propria natura.
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